Benjamin Franklin ed i colonial script

15 Maggio 2008 – 22:38

Verso la metà del settecento l’Inghilterra si trovava all’apice della sua potenza, ma era al contempo pesantemente indebitata. Dalla creazione della banca d’Inghilterra la nazione inglese aveva intrapreso quattro costosissime guerre e si trovava con un debito pubblico pari a £140.000.000 (una cifra immensa a quei tempi). Per poter pagare la banca, il governo inglese pianificò un programma per ammassare ingenti somme di denaro attraverso la tassazione delle colonie americane.

Nelle colonie americane c’era una scarsità di materiale adatto per il conio di moneta, così le colonie cominciarono a stampare i loro soldi in maniera assolutamente indipendente. L’esperimento risultò di grande successo e diede una forte identità alle colonie. Il denaro utilizzato si chiamava Colonial Script, era emesso senza debito e non era garantito ne da oro, ne da argento, ma dalla sola accettazione dei cittadini.

Benjamin Franklin si trovava in quel periodo (1763) in visita in Inghilterra e venne interrogato dalla banca d’Inghilterra riguardo la sorprendente prosperità economica delle colonie. Franklin rispose:

“E’ molto semplice. Nelle colonie stampiamo i nostri soldi. Si chiamano Colonial script. Li emettiamo in proporzione diretta alle necessità dell’industria e del commercio per rendere facile lo scambio fra produttori e consumatori. In questo modo, creiamo la carta moneta propria delle colonie, ne controlliamo il potere d’acquisto e non abbiamo da pagare interessi a nessuno”.

La banca d’Inghilterra presumibilmente inorridì nell’apprendere che l’America aveva scoperto il segreto del denaro. Di tutta risposta la banca utilizzò tutta la sua influenza per far passare una legge in parlamento, conosciuta come il ”Currency act of 1764” (legge/atto sulla moneta del 1764). Questa legge prevedeva che l’emissione di denaro da parte delle colonie fosse immediatamente interrotta e ritenuta fuori legge. Richiedeva inoltre che tutto il pagamento delle future tasse delle colonie venisse effettuato in argento ed oro. Questo è quello che Benjamin Franklin scrisse dopo appena un anno dall’entrata in vigore della legge:

“In un anno le condizioni cambiarono così radicalmente che la prosperità cessò d’improvviso. Incominciò una recessione talmente forte che le strade delle colonie erano piene zeppe di ”disoccupati”.

A causa del malcontento generale e delle precarie condizioni economiche scoppiò quella che conosciamo come la rivoluzione americana. Spesso nei libri di scuola s’insegna ai ragazzi che questa guerra scaturì da un aumento delle tasse sul tea. Questo è assolutamente ridicolo oltre che falso. Benjamin Franklin stesso scrisse:

“Le colonie avrebbero accettato di buon grado di pagare un pò di tasse sul tea ed altri prodotti se l’Inghilterra non avesse portato via dalle colonie il loro diritto di emettere denaro. Questa fù la ragione della disoccupazione e del malcontento. L’impossibilità delle colonie di emettere denaro fuori dall’influenza di Giorgio Terzo e della banca d’Inghilterra fù la causa scatenante della rivoluzione”.

da Autobiografia di Benjamin Franklin per gentile concessione di Piero Sanna.

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