Arcipelago Lombardia a L’espresso di Studio 1, 3a puntata

3 Giugno 2008 – 19:38

Parte 1 http://it.youtube.com/watch?v=Rgsq5fK-2nU
Parte 2 http://it.youtube.com/watch?v=VjcDnkOwsa4
Parte 3 http://it.youtube.com/watch?v=Cx5RmW79P6w
Parte finale http://it.youtube.com/watch?v=SpE1IgbVRuE

Ringraziamo Marco Saba, Marco Castrezzati e Omar Muro per il lavoro svolto.

Buona visione!

Arcipelago Lombardia a L’espresso di Studio 1, 2a puntata

25 Maggio 2008 – 19:11

Buona visione!

Parte 1 http://it.youtube.com/watch?v=GvvxZ6-ZiJA
Parte 2 http://it.youtube.com/watch?v=GdR64LVaF8s
Parte 3 http://it.youtube.com/watch?v=NLrfrxwBgug
Parte Finale http://it.youtube.com/watch?v=2CX3XkdMfSw

Ringraziamo Fausto Tomaselli, Marco Saba e Omar “Rembrandt” Muro per il lavoro sui video.

Benjamin Franklin ed i colonial script

15 Maggio 2008 – 22:38

Verso la metà del settecento l’Inghilterra si trovava all’apice della sua potenza, ma era al contempo pesantemente indebitata. Dalla creazione della banca d’Inghilterra la nazione inglese aveva intrapreso quattro costosissime guerre e si trovava con un debito pubblico pari a £140.000.000 (una cifra immensa a quei tempi). Per poter pagare la banca, il governo inglese pianificò un programma per ammassare ingenti somme di denaro attraverso la tassazione delle colonie americane.

Nelle colonie americane c’era una scarsità di materiale adatto per il conio di moneta, così le colonie cominciarono a stampare i loro soldi in maniera assolutamente indipendente. L’esperimento risultò di grande successo e diede una forte identità alle colonie. Il denaro utilizzato si chiamava Colonial Script, era emesso senza debito e non era garantito ne da oro, ne da argento, ma dalla sola accettazione dei cittadini.

Benjamin Franklin si trovava in quel periodo (1763) in visita in Inghilterra e venne interrogato dalla banca d’Inghilterra riguardo la sorprendente prosperità economica delle colonie. Franklin rispose:

“E’ molto semplice. Nelle colonie stampiamo i nostri soldi. Si chiamano Colonial script. Li emettiamo in proporzione diretta alle necessità dell’industria e del commercio per rendere facile lo scambio fra produttori e consumatori. In questo modo, creiamo la carta moneta propria delle colonie, ne controlliamo il potere d’acquisto e non abbiamo da pagare interessi a nessuno”.

La banca d’Inghilterra presumibilmente inorridì nell’apprendere che l’America aveva scoperto il segreto del denaro. Di tutta risposta la banca utilizzò tutta la sua influenza per far passare una legge in parlamento, conosciuta come il ”Currency act of 1764” (legge/atto sulla moneta del 1764). Questa legge prevedeva che l’emissione di denaro da parte delle colonie fosse immediatamente interrotta e ritenuta fuori legge. Richiedeva inoltre che tutto il pagamento delle future tasse delle colonie venisse effettuato in argento ed oro. Questo è quello che Benjamin Franklin scrisse dopo appena un anno dall’entrata in vigore della legge:

“In un anno le condizioni cambiarono così radicalmente che la prosperità cessò d’improvviso. Incominciò una recessione talmente forte che le strade delle colonie erano piene zeppe di ”disoccupati”.

A causa del malcontento generale e delle precarie condizioni economiche scoppiò quella che conosciamo come la rivoluzione americana. Spesso nei libri di scuola s’insegna ai ragazzi che questa guerra scaturì da un aumento delle tasse sul tea. Questo è assolutamente ridicolo oltre che falso. Benjamin Franklin stesso scrisse:

“Le colonie avrebbero accettato di buon grado di pagare un pò di tasse sul tea ed altri prodotti se l’Inghilterra non avesse portato via dalle colonie il loro diritto di emettere denaro. Questa fù la ragione della disoccupazione e del malcontento. L’impossibilità delle colonie di emettere denaro fuori dall’influenza di Giorgio Terzo e della banca d’Inghilterra fù la causa scatenante della rivoluzione”.

da Autobiografia di Benjamin Franklin per gentile concessione di Piero Sanna.

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Non gioco più

9 Maggio 2008 – 03:32

In questi giorni si sta formando il IV governo Berlusconi: per gli amministratori delle piccole aziende come la nostra, poco cambia e lo diciamo senza polemica. E’ un periodo strano questo; qualche giorno fa sono stato nel paese natale di mia mamma in Basilicata e non riesco a dimenticare la situazione paradossale in cui vive quella comunità: da un lato l’abbondanza delle produzioni agricole, dall’altra lo spettro della disoccupazione mitigata dai lavori socialmente utili; quella comunità possiede una miniera d’oro a cielo aperto che è data dalla presenza costante di vento per oltre 300 giorni l’anno, sfruttata solo in minima parte. Già, l’energia: nota dolente…

Chi scrive amministra da anni un’azienda di trasporto e per spostare le merci (su strada) si divorano tonnellate di petrolio; è di oggi la notizia dello sfondamento del 120 dollari al barile. In tempi non sospetti i report di Centrofondi (http://www.centrofondi.it/report/report_02_03_06.pdf e http://www.centrofondi.it/report/report_03_03_07.pdf) spiegavano le vere ragioni dell’aumento del prezzo dell’oro nero; ma basta guardare le fatture di acquisto della nostra azienda per avere conferma che nel 2000 il costo dei carburanti per autotrazione incideva meno del 10% sul fatturato mensile, oggi siamo tra il 15% e il 20%.

Otto anni, solo otto anni per mettere in ginocchio l’economia italiana che sposta su gomma il oltre il 90% delle merci (dati WWF Italia 08/2005) ed il resto dell’europa non se la passa di certo meglio! Il traffico su ferro è destinato a calare per un semplice motivo: la globalizzazione porta ad acquistare merci dove costano meno, le operazioni di vendita avvengono telematicamente e gli autocarri, a tutt’oggi, sono l’unico vettore (insieme all’aereo) che riesce a garantire consegne rapide e personalizzate; però facciamo l’alta velocità a spese del cittadino.

Questo è lo scenario attuale:

1) una disorganizzazione sui flussi di trasporto che fa percorrere il 44% degli autocarri scarico per il 75% dell’itinerario;
2) l’eccessivo nanismo delle aziende (quasi il 70% delle aziende di trasporto è inferiore ai 3 addetti, fonte Albo Autotrasportatori – Ministero dei Trasporti) e la diffidenza a creare realtà più grosse;
3) la non corretta applicazione della reverse logistic (per la presenza di automezzi di proprietà delle aziende che devono spedire);
4) la bassa scolarizzazione e la scarsa informatizzazione degli addetti e degli automezzi;
5) il contenimento dei costi di trasporto con l’introduzione di cooperative che utilizzano manodopera extracomunitaria, sottopagata e senza diritti.

Tutta questa “follia” non si sposa bene con il protocollo di Kyoto e siamo curiosi di sapere come, il Ministero dei Trasporti ed i Comuni, intendono mettere in atto il Piano Generale sulla Mobilità e la City Logistics in meno di 24 mesi (entro il 2010).

Sappiamo che il Ministero dei Trasporti sta investendo centinaia di milioni di Euro per le infrastrutture delle cosidette “autostrade del mare” (fonte Albo Autotrasportatori) e abbiamo osservato come il Comune di Milano, per un ambiente più vivibile, ha introdotto la tassa d’ingresso Ecopass (http://www.comune.milano.it/ecopass/); le intenzioni sono buone, ma per quest’ultimo i proventi andranno a coprire (quasi sicuramente) le perdite finanziarie sui prodotti derivati,  (fonte Report – Rai3:
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1077793,00.html).
 
A farne le spese saranno le aziende più piccole: “Chi glielo dice? Perché ricordiamo ancora il blocco di dicembre 2007 che mise in ginocchio l’Italia”; (fonte blog di Beppe Grillo: http://www.beppegrillo.it/2007/12/camion_vuoti_e.html) questo ebbe ripercussioni gravissime sul reparto agro-alimentare (1,5 miliardi di Euro di perdite). Bruciamo carburanti per acquistare gli asparagi dal Perù (fonte Report – Rai3:
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1077906,00.html)
e distruggiamo le produzioni nostrane.

Un ultima considerazione: non si capisce perché i costruttori di autoveicoli industriali propongono motori con potenze e consumi sempre maggiori e non invitano le istituzioni a monitorare le emissioni di PM 10, 5, 2.5 ,1 dovute ai nuovi sistemi di combustione dei motori (fonte Stefano Montanari – Nanopatologie: http://www.stefanomontanari.net/images/pdf/nanopatologie.pdf).

Qualcosa si sta muovendo ed ora si inizia a comprendere l’importanza delle merci a Km. zero; bisogna tornare alle produzioni locali, non per imporre l’autarchia, ma perché siamo obbligati dalla carenza energetica!

E’ necessario riorganizzare anche il settore dell’autotrasporto di merci su strada! Dal 2001 la nostra azienda ha iniziato a sviluppare un sistema telematico “proprietario” che permette di ottimizzare gli itinerari e di ridurre al minimo i “viaggi a vuoto”; nel 2005 sono stati depositati due brevetti per invenzione industriale. Questa procedura, attualmente, è utilizzata per la nostra struttura, ma grazie al dialogo intrapreso prima con il Dipartimento di Scienze dell’Informazione dell’Università Statale di Milano e quindi con di Dipartimento di Tecnologie dell’Informazione dell’Università di Crema (nel polo di Crema ci sono i maggiori esperti italiani in ottimizzazione dei flussi di trasporto), si riuscirà a realizzare un procedura ad hoc che potrà essere utilizzata da tutto il settore. Il progetto, che abbiamo messo a disposizione GRATUITAMENTE per il progetto di Arcipelago SCEC, può essere implementato in tempi relativamente brevi e con costi irrisori rispetto alle ingenti risorse richieste ad esempio per la relizzazione del solo sistema Ecopass. E siamo sicuri che i vari consorzi di autotrasportatori saranno molto interessati a capire il funzionamento di questo sistema innovativo.

PS1 (è il suo nome) ha permesso alla nostra struttura di aumentare il fatturato del 15% negli ultimi 3 anni e di mantenere costante la spesa sui carburanti. Se consideriamo che il gasolio nel 2005 costava € 1,05 ed oggi siamo quasi a € 1,50, la minore manutenzione sugli automezzi e la riduzione delle ore di straordinario degli autisti, possiamo affermare che la performance non è da trascurare; come non è da trascurare neanche la migliore qualità della vita dei collaboratori.

Ma nel frattempo cosa facciamo per il costo dei carburanti? La risposta è semplice: intanto dal punto di vista informatico il sistema può emettere una sorta di “certificazione” sui trasporti a km. zero, sugli autocarri “virtuosi” che non percorrono distanze parzialmente carichi o scarichi e sui trasporti intermodali.
Lo Stato da parte sua potrebbe “adottare” il progetto sui Buoni Locali di Solidarietà dell’Associazione ARCIPELAGO SCEC (http://www.arcipelagoscec.net; il progetto completo al link: http://www.centrofondi.it/articoli/Progetto_Buoni_Locali.pdf).

Sappiamo che le accise sui carburanti incidono oltre il 48% sul prezzo alla pompa (senza contare l’IVA, circa il 17%, che per gli autotrasportatori è detraibile); in questo caso lo Stato potrebbe accettare TOTALMENTE questa percentuale in Buoni Locali di Solidarietà SCEC ed il sistema fornirebbe una certificazione di riscontro sui trasporti “virtuosi”. Questa operazione finanziaria allo Stato non costerebbe nulla in quanto gli stessi SCEC potrebbero essere ri-utlizzati per l’acquisto di servizi di trasporto o di beni per la collettività presso le stesse aziende che aderiscono al circuito.
Gli autotrasportatori avrebbero un beneficio notevole poiché riporterebbero la spesa per carburanti ai livelli della fine degli anni ’90 senza contare l’aumento di fatturato possibile per mezzo del sistema telematico. I costi di trasporto si abbatterebbero fino al 30% con tutti i vantaggi che questo comporta!

Corriamo… corriamo in maniera folle verso una destinazione ignota per rubare ai nostri colleghi imprenditori quella quota di mercato che oggi ci permette di rimanere a galla, con enormi fatiche! Ferminamoci a riflettere, oggi siamo ancora schiavi, di un sistema economico basato sul debito degli interessi (http://www.centrofondi.it/report/Report_Centrofondi_2008_mag_1.pdf)  che funziona esattamente come il gioco delle sedie “musicanti”.
Chi non ha giocato da bambino? 10 bambini e 9 sedie, qualcuno a fine musica rimane in piedi e viene escluso dal gioco (fallimento dell’impresa), si toglie una sedia (aumento del debito) e il gioco ricomincia finchè ci sarà solo un vincitore (indovinate chi)… Voi volete partecipare ad un gioco così criminale? Noi, no! Siamo quasi sicuri che verremo presi per matti e magari qualcuno ci inviterà al Trattamento Sanitario Obbligatorio; ma a nostra volta, con questo articolo intendiamo denunciare la follia perpetrata dal sistema attuale e la miopia del sistema politico (tutto), proponendo soluzioni che rendono questa realtà OBSOLETA!


Associazione ONLUS Arcipelago SCEC | Sele Legale Via Marcantonio Odescalchi, 3 | 00152 ROMA
Codice fiscale 97508540586 | Numero registrazione 3/10445 - Ufficio Agenzia delle Entrate Roma 1 -
Data costituzione 05/04/2008, data registrazione 13/05/2008